Quanto conta la sostenibilità nelle scelte d'acquisto dei consumatori di prodotti tipici locali? E quanto sono disposti a pagare di più per un alimento certificato come sostenibile? A queste domande ha provato a rispondere una ricerca empirica promossa dal centro RES.m HUB dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, che ha somministrato 152 questionari cartacei ai visitatori della Festa del Salame (ottobre 2025) e della Festa del Torrone (novembre 2025). I risultati, ora disponibili per il download (si veda in calce all’articolo), offrono uno spaccato inedito e dettagliato del rapporto tra il consumatore cremonese e la sostenibilità di filiera.
Un consumatore già orientato, ma non ancora pienamente informato
Il profilo del campione riflette il carattere prevalentemente locale degli eventi: il 62% degli intervistati risiede a Cremona o in provincia, con una fascia d'età maggioritaria tra i 51 e i 65 anni. Tra i fattori che guidano la scelta di un alimento, la qualità e il gusto si confermano al primo posto (punteggio medio 4,6 su scala 1-5), ma l'origine locale supera il prezzo (rispettivamente 4,2 e 4,1), a testimonianza di quanto il legame con il territorio sia già incorporato nella percezione del valore del prodotto.
Nonostante questa sensibilità, il livello di conoscenza degli strumenti di rendicontazione della sostenibilità rimane ancora limitato: solo il 37% degli intervistati dichiara di sapere cosa sia la rendicontazione di sostenibilità aziendale, mentre il 28% non ne ha mai sentito parlare. Eppure, l'85% ritiene importante o molto importante che le aziende comunichino le proprie pratiche sostenibili. Un paradosso che evidenzia la necessità di un linguaggio più semplice e accessibile.
Disponibilità a pagare: un segnale forte per le imprese
Particolarmente rilevante è il dato sulla willingness to pay: il 48% del campione si dice disposto a pagare un sovrapprezzo per prodotti locali certificati come sostenibili, mentre il 41% lo farebbe in funzione dell'entità del rincaro. La disponibilità potenziale complessiva raggiunge dunque l'89%, un segnale robusto per le strategie di prezzo delle imprese che investono in certificazione.
Innovazione di filiera e tracciabilità al centro delle priorità
Alla domanda su quali innovazioni sarebbero più utili per il comparto, il 35% indica le nuove tecniche produttive a basso impatto ambientale e il 31% la tracciabilità digitale. Quest'ultima non è percepita come un mero adempimento burocratico, ma come uno strumento concreto di fiducia tra azienda e consumatore. In fase d'acquisto, il 59% vuole sapere soprattutto da quali materie prime è composto il prodotto e il 32% si aspetta dalle imprese locali maggiore trasparenza nella comunicazione.
Le feste come leva educativa
Un ultimo dato merita attenzione: l'86% degli intervistati si dichiara disponibile a partecipare a eventi divulgativi sulla sostenibilità. Le manifestazioni di valorizzazione del prodotto tipico potrebbero quindi diventare occasioni strutturate di educazione al consumo consapevole, utili tanto alle imprese quanto alle istituzioni locali.
L'articolo completo, corredato da grafici e analisi dettagliate, è disponibile per il download nella sezione news del sito RES.m HUB:www.res-hub.it/it/news/index.php
